In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Aldo Capitini, che ricorre il 19 ottobre 2018, diffondiamo il ricordo del Movimento Nonviolento e accogliamo l’invito alla memoria e al rinnovo dell’impegno nonviolento.

 

Aldo:

ne sento il vuoto –

impacciato a camminare
ma enormemente libero e attivo,
concentrato
ma aperto all’angoscia di ognuno,
non ammazzava una mosca
ma era veramente un rivoluzionario,
miope

ma profeta.

 

Danilo Dolci, da Creatura di creature, 1979

 

Aldo Capitini (1899-1968), filosofo della nonviolenza, ideatore della Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli Perugia-Assisi, fondatore del Movimento Nonviolento.

L’apparente inattualità del pensiero di Capitini, antifascista durante il fascismo, antiautoritario al tempo dell’autoritarismo, eretico per la chiesa del potere, politico senza tessera contro la peggiore partitocrazia,  profeta nonviolento che voleva smilitarizzare e unire oriente e occidente, ci appare oggi, cinquant’anni dopo la sua morte, come il più attuale e lungimirante interprete di quella necessaria rivoluzione nonviolenta di cui oggi sentiamo il bisogno per fermare il declino politico, morale, culturale nel quale il paese sta precipitando.

Cristiano senza chiesa e socialista senza partito, subì il torto di essere scomunicato dal cattolicesimo ed escluso dalla Costituente proprio perché mantenne le sue posizioni di coscienza. Ora comprendiamo quanto lungimirante era il suo pensiero per rinnovare religione e politica.

Capitini ha fondato il Movimento Nonviolento, per svecchiare e superare il dirigismo dei partiti di massa, ponendo il movimento per la pace al centro dell’agenda politica. Ha visto nei giovani l’elemento nuovo che può diventare protagonista di un vero cambiamento. Ha lavorato per il rinnovamento della scuola, da istituzione totale a fucina di libertà di ricerca e pensiero. Ha trovato in don Lorenzo Milani l’interlocutore giusto per una nuova scuola, così come anni prima aveva individuato in Danilo Dolci l’esemplare artefice del lavoro sociale per il riscatto degli ultimi.

Capitini ha formato intere generazioni di giovani all’antifascismo durante gli anni ’30 e ’40, e poi altre generazioni all’esercizio della democrazia, con i Centri di orientamento sociale, dal ’45 in poi.

Capitini è stato un maestro, la sua missione principale era proprio quella educativa per le nuove generazioni. Il suo era un insegnamento critico, voleva educare alla libertà, alla consapevolezza, alla ricerca, alla lotta per un futuro migliore, voleva creare le condizioni di conoscenza perché poi ognuno potesse crearsi una coscienza liberata: la maieutica della nonviolenza. Il potere lo considerava un “cattivo maestro” perché la sua scuola sfornava discepoli critici e non cittadini obbedienti: era la scuola dell’obiezione di coscienza. Dunque era un buonissimo maestro.

Il peggior torto sarebbe quello di imbalsamare Capitini in un santino. Se vogliamo essere fedeli al suo pensiero profetico dobbiamo dimostrare oggi la capacità della nonviolenza italiana di contrastare il potere attuale con una nuova rivoluzione culturale. Le tante iniziative che si terranno in Italia per la memoria di questo grande apostolo della nonviolenza, siano momenti attivi di rinnovo dell’impegno nonviolento. Il Movimento Nonviolento è lo strumento ancora attuale per incanalare tanta energia di reale cambiamento verso il “potere di tutti”.

in occasione del 50° anniversario

1968-2018, 19 ottobre.

www.nonviolenti.org

Qui la pagina del sito di Azione nonviolenta:
https://www.azionenonviolenta.it/aldo-capitini-19-ottobre-1968-2018/
Qui il video realizzato per l’occasione:
https://www.youtube.com/watch?time_continue=5&v=SBmZv2zd4bA

Sito ufficiale del Centro Sviluppo Creativo Danilo Dolci