La poesia fonda un mondo nuovo, trasforma la realtà risvegliando la coscienza dal basso per liberare la comunità dal giogo del potere. L’atto di educare attraverso la lirica è un momento estatico rinnovatore dei sensi e capace di «fare crescere le ali».

Daniele Piccini ha usato parole cariche di ammirazione ne “La Lettura” del 23 Ottobre 2016 per celebrare la ristampa di “Poema Umano” di Danilo Dolci per Mesogea. La raccolta del 1974, già pubblicata proprio in quell’anno da Einaudi, sintetizza la poetica di Dolci e il suo pensiero sull’esistenza umana – interconnessa con l’intero universo.

Lo stesso Dolci scriveva nella premessa all’antologia:

«Ho iniziato a scrivere in versi, giovanetto ripieno di avide letture, per rispondere come a un bisogno di concentrazione fantastica […]. In un momento di saggezza, verso i venticinque anni, ho bruciato tutto, millecinquecento versi, allora li contavo. Ho tenuto solo le voci dei Ricercari, che – appuntate nel ’49-’50 nella silenziosa pianura dello Scrivia -, pur ancora letterarie, pervenivano ad un nodo essenziale: la coscienza che nella vita ciascuno è – può, deve essere – ostia agli altri. Mangiare è un dramma: cosmico. Accetto di mangiare per poter farmi mangiare».

I suoi versi «di atavica grazia e di moderna verità» sono, secondo Giancarlo Vigorelli destinati «a fare data nella storia del nostro tempo. È anche un indizio che tante false carte letterarie e politiche sono da bruciare, sono già cenere».

Nel primo giorno di primavera, riconosciamo l’espressione poetica come veicolo per la promozione del dialogo e della comprensione fra culture diverse, della comunicazione e della pace. Abbiamo scelto per voi le parole di Danilo Dolci per celebrare la XVII Giornata Mondiale della Poesia, istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale Unesco nel 1999.

 

divieni tu nel giorno –

di notte l’infinito ti ripenetra

 

disperdersi nei labirinti dell’agire –

e poi chiudere gli occhi ad assestare

i lampi degli scorci

 

studiare come scegliere e lasciare

per essenzializzarti –

e penetrare a rantoli nel grembo

che aprendosi ti assorbe

 

smarrirsi come una cometa in volo –

e poi trovarsi, altro:

 

 

 

avverti quando il flusso deve urgere

pulsando, e come deve ritornare,

 

avverti gli infiniti movimenti

di sistole e diastole

– dal moscerino ancora trasparente

che appena nato tenta il primo balzo

goffo, all’indietro –

insino alle maree delle stelle

delle buie galassie

e forse alle galassie di galassie –

 

ma quale il cuore a questo palpitare?

 

Danilo Dolci, Poema umano,

Mesogea, 2016,  pag. 232

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