I miei primi ricordi di Vincenzo Borruso (poi, più semplicemente Enzo, per tutti noi) risalgono a quando avevo 7-8 anni, e cioè intorno al 1965. Ero già consapevole allora che, da amico e collaboratore del Centro Studi e Iniziative, questo giovane medico svolgeva un lavoro difficile e delicato nell’ambito della prevenzione, dell’informazione e della Salute in generale, nel poverissimo quartiere di Spine Sante, a Partinico.

Spesso andavo a trovarlo in bicicletta nel suo (rivoluzionario, per quei tempi!) Ambulatorio vicino a Largo Modica e, se qualche volta mi toccava di dover fare qualche puntura ricostituente, mi tranquillizzavo sempre quando c’era lui, oltre a qualche infermiera; era un bellissimo giovanotto, sempre ben pettinato e con un camice bianchissimo, gentilissimo e rassicurante; sembrava veramente un ragazzino, ma questo aspetto gli è sempre rimasto, anche nei tanti anni successivi.

Tante volte lui era pure presente alle riunioni e ai seminari, sia a Spine Sante che al Borgo di Trappeto; si esprimeva sempre in maniera chiara ed efficace, spesso in dialetto, proprio per rendere concetti nuovi o difficili più a portata di mano, per tutti. Con i più giovani o con le vecchiette del quartiere aveva sempre una vicinanza affettuosa che faceva sparire qualsiasi distanza tra ‘Dottore e paziente’.     

Da sempre tutti noi (collaboratori di papà, i loro figli, i nostri compagni di scuola) siamo stati affezionati a Enzo, proprio per queste umanissime doti di semplicità che emanava; eppure era un grande competente, con grandi responsabilità politiche, sia nelle istituzioni che nel mondo del volontariato, che grazie a lui si è molto espanso e qualificato. Poi per un certo periodo non lo abbiamo più visto, come certe volte capita, ma negli ultimi 20-25 anni recuperarlo è stata una cosa preziosa, per tutti noi, anche in relazione al suo rapporto con papà. E’ tornato a raccontarci tanti episodi della sua amicizia e collaborazione con Danilo di cui rischiavamo di perdere la memoria; e per fortuna poi tante di queste cose le ha raccontate nuovamente, in numerosi articoli e libri.

Ero molto contento di essere stato da lui invitato più volte a Piazza Armerina, dove abbiamo presentato tanti suoi lavori e altrettanti riferimenti alla figura di Danilo Dolci, la loro collaborazione e la loro profonda amicizia. Mi ha letteralmente commosso quando mi ha accompagnato in un nuovo quartiere, dove da poco avevano intitolato diverse strade a scrittori e poeti siciliani: tra Quasimodo, Vittorini, Sciascia e Bufalino, mi sono ritrovato anche Danilo Dolci, lui che proprio siciliano non era … ma papà ne sarebbe stato felice!

Quando poi a S. Margherita di Belìce ho cominciato a frequentare la ‘Casa della Salute – Danilo Dolci’, non a caso Vincenzo Borruso è stato il primo consulente che ho suggerito per qualificare al massimo qualsiasi nostro operato in quella direzione; salvo poi scoprire con gioia che non solo era già conosciuto e molto stimato dal gruppo, ma di qualcuno era, veramente, anche lo zio … Grazie Enzo, per tutto quello che in tanti e tanti anni hai continuato a far nascere e a far crescere; tanto da te si è sviluppato in salute e relazioni tra le persone, e tanto continuerà ad ispirarci per meglio vivere e meglio scegliere per il nostro futuro.   

Così, torneremo a parlare di te.

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