Casarrubea okIl Centro per lo sviluppo creativo Danilo Dolci esprime il proprio dolore per la scomparsa dello storico Giuseppe Casarrubea, che si è spento oggi a Partinico all’età di 69 anni. Così lo ricorda Amico Dolci, Presidente del Centro.

Improvvisamente è venuto a mancare il nostro carissimo amico, lo storico Giuseppe Casarrubea.

Pino, per tutti noi, era un punto di riferimento solido, certo, da un’infinità di anni; lo conoscevo da quando, quasi timidamente, frequentava i locali del Centro studi e iniziative a Largo Scalia sul finire degli anni ‘60. Io ero un bambino, ma ero già molto interessato a quel gruppo di persone che ruotavano attorno alle figure di mio padre, Franco Alasia, Pino Lombardo. E, spesso, anche i loro familiari venivano coinvolti: quindi conoscevamo altri giovani, italiani o stranieri, donne impegnate nel lavoro sociale che legavano tantissimo con noi, più tanti altri che partecipavano alle manifestazioni, alle riunioni preparative e, spesso, ai pranzi o alle cene di lavoro: momenti questi in cui il maggior contributo era offerto dalle capacità organizzative e gastronomiche di mia madre, Vincenzina.

Ciò che incuriosiva Pino, oltre alla figura di Danilo e di quel formidabile gruppo di lavoro (che sarebbero diventati in seguito una molla per le sue ricerche) erano quelle enormi scritte sulle pareti del Centro che nel suo ultimo libro, Piantare Uomini, lui descriveva come grandi dazebao:

… C’erano i suoi grandi interrogativi che egli affiggeva sistematicamente al muro, in grandi dazebao scritti a caratteri cubitali. Ne ricordo alcuni che costituirono per anni enigmi anche per me. Fino a quando, quasi trent’anni dopo, non me ne sono dovuto occupare nelle mie ricerche di storia. Leggevo: “Che successe nel Baglio dei Parrini?”, “Chi ha ucciso Vincenzo Campo ad Alcamo?”, “Perché è stato ucciso Nardo Renda?”. Non era usuale allora entrare in una qualsiasi sede di partito o di sindacato e trovare, non dico affisse al muro, ma sussurrate in qualche sensibile orecchio, analoghe domande. In queste, mi sono reso conto ora, c’era la storia di cinquant’anni della nostra Repubblica. Dunque, si veniva ricevuti con questa preliminare ambientazione. Come dire: “Avviamo un qualsiasi discorso, ma teniamo conto che c’è una filigrana di questioni che caratterizzano a monte le cose che facciamo”. Ecco il valore di ciò che allora appresi da Danilo: la nostra azione formativa e culturale, unica e faticosa, che non si può impartire dalle cattedre, ma che si può verificare solo sulla nostra pelle, ha valore se parte da alcuni interrogativi. Se si riesce a conoscere, prima di agire, ciò che abbiamo avuto alle spalle e che caratterizza ancora il nostro paese.

Piantare Uomini (p.149)

In tantissime iniziative lo abbiamo avuto accanto, in altre eravamo noi ad unirci alle sue proposte. Era bello vederlo agli incontri, alle manifestazioni pubbliche, alle riunioni; ci univa un affetto potente, intrecciato di ricordi e speranze che ogni volta si riaccendevano tra gli abbracci, gli sguardi, le discussioni. Anche se per diverse settimane, talvolta anche alcuni mesi, non ci sentivamo per telefono sapevamo tutti che stava lavorando a qualcosa di importante; che si trattasse di archivi italiani, americani, tedeschi, bulgari… trovavamo il frutto di questi studi sul suo blog e, dopo alcuni mesi ancora, in un libro che riassumeva quella particolare tematica, spesso collegata ad altre scoperte e denunce precedenti.

Carissimo Pino, grazie del tuo lavoro, grazie della tua amicizia: saremo più forti sentendo e valorizzando sempre la tua presenza.